Solo per Lei

È un ragionamento che non regge, perché nella realtà quasi nessuno, facendo qualsiasi sport o arte nella propria vita, lo fa con l’obiettivo di diventare “chissà chi”. La maggior parte pratica perché sente un benessere, perché si diverte, perché trova un gruppo, perché rompe la routine. Pretendere dalla capoeira una perfezione che non si pretende da nient’altro significa usare la disciplina come scusa per non mettersi davvero in gioco, mantenendo una distanza che protegge dal rischio, dalla crescita e perfino dalla possibilità di scoprire qualcosa di nuovo di sé.

Tutte le discipline, per essere davvero comprese e valorizzate, richiedono un minimo di continuità: che si tratti di sport, arti marziali, studio o perfino dei rapporti umani, è la frequenza con cui ci torniamo che permette alle cose di crescere. È così anche per le amicizie: più ci si vede, più si crea profondità. Questo però non significa che non possano esistere amicizie leggere o interessi coltivati in modo superficiale; anzi, in tantissime attività è assolutamente normale e accettato partecipare senza pretese, con impegni saltuari, vivendo quel che si riesce a vivere.

Eppure, stranamente, questa libertà sembra valere per quasi tutto tranne che per la capoeira. In molti contesti sportivi o marziali nessuno giudica chi pratica con un’intensità minima; nella capoeira invece spesso scatta un meccanismo particolare: se non la fai con regolarità assoluta, allora “non ha valore”. Da un lato questo può essere persino lusinghiero, perché significa che le persone riconoscono nella capoeira una forza, una complessità e una profondità maggiori. Ma dall’altro lato è anche un modo di pensare profondamente limitante: crea una barriera che non dovrebbe esistere.

È un ragionamento che non regge, perché nella realtà quasi nessuno, facendo qualsiasi sport o arte nella propria vita, lo fa con l’obiettivo di diventare “chissà chi”. La maggior parte pratica perché sente un benessere, perché si diverte, perché trova un gruppo, perché rompe la routine. Pretendere dalla capoeira una perfezione che non si pretende da nient’altro significa usare la disciplina come scusa per non mettersi davvero in gioco, mantenendo una distanza che protegge dal rischio, dalla crescita e perfino dalla possibilità di scoprire qualcosa di nuovo di sé.

Alla fine, questo atteggiamento non mostra rispetto per la capoeira: la riduce a una soglia da superare invece che a un cammino da vivere. E la verità è che alla capoeira — come a tutte le arti di valore — non serve la perfezione: serve solo la volontà sincera di esserci, anche poco, ma davvero.
Invece vorrà fare un altro tipo di percorso all'interno di un qualsiasi contenitore avrà una dedizione differente come per qualsiasi altra cosa in questo mondo!
CMG.

Todas as disciplinas, para serem realmente compreendidas e valorizadas, exigem um mínimo de continuidade: seja no esporte, nas artes marciais, no estudo ou até mesmo nas relações humanas, é a frequência com que voltamos a elas que permite que as coisas cresçam. Com as amizades é assim também: quanto mais nos vemos, mais profundidade se cria. Isso, porém, não significa que não possam existir amizades leves ou interesses cultivados de forma mais superficial; pelo contrário, em inúmeras atividades é absolutamente normal e aceito participar sem grandes pretensões, com compromissos esporádicos, vivendo aquilo que se consegue viver.

E, no entanto, curiosamente, essa liberdade parece valer para quase tudo — menos para a capoeira. Em muitos contextos esportivos ou marciais, ninguém julga quem pratica com intensidade mínima; já na capoeira, muitas vezes surge um mecanismo particular: se você não a pratica com regularidade absoluta, então “não tem valor”. Por um lado, isso pode até soar lisonjeiro, porque significa que as pessoas reconhecem na capoeira uma força, uma complexidade e uma profundidade maiores. Mas, por outro lado, também é uma forma de pensar profundamente limitante: cria uma barreira que não deveria existir.

Esse raciocínio não se sustenta, porque, na realidade, quase ninguém pratica qualquer esporte ou arte na vida com o objetivo de se tornar “algo extraordinário”. A maioria pratica porque sente bem-estar, porque se diverte, porque encontra um grupo, porque rompe a rotina. Exigir da capoeira uma perfeição que não se exige de quase nada mais significa usar a própria disciplina como desculpa para não se colocar verdadeiramente em jogo, mantendo uma distância que protege do risco, do crescimento e até da possibilidade de descobrir algo novo sobre si mesmo.

No fim das contas, essa postura não demonstra respeito pela capoeira: ela a reduz a um limiar a ser superado, em vez de um caminho a ser vivido. E a verdade é que a capoeira — como todas as artes de valor — não precisa de perfeição: precisa apenas da vontade sincera de estar presente, mesmo que pouco, mas de verdade.

E quem quiser trilhar um outro tipo de caminho dentro de qualquer contexto ou espaço terá, naturalmente, um nível de dedicação diferente — como acontece com qualquer coisa neste mundo.

CMG.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.