In ritardo al Cinema

Questo meraviglioso film che è la Roda di Capoeira
La roda di Capoeira assomiglia a un meraviglioso film che viene proiettato quando una piccola o più ampia comunità si incontra. Un film fatto di musica, relazioni, emozioni, energia, tradizione e dialoghi espressi attraverso il corpo e non solo.
Come ogni film, però, ha una trama, dei protagonisti e un'atmosfera che si costruiscono nel tempo. Chi arriva e si siede dall'inizio ha la possibilità di osservare, comprendere e lasciarsi coinvolgere da ciò che accade. Chi invece entra quando il film è già iniziato rischia di vedere soltanto delle scene scollegate, senza riuscire a coglierne il significato più profondo.
Nella roda di Capoeira accade qualcosa di molto simile.
Ogni persona presente nella roda porta una storia, un carattere, un modo di giocare, di cantare e di relazionarsi. Esistono complicità, insegnamenti, scherzi, sfide, ricordi condivisi e dinamiche che si sono sviluppate nel corso di anni di convivenza e pratica. Tutto questo costituisce una parte invisibile della roda, ma non per questo meno reale.
Per questo motivo arrivare in orario, e possibilmente con qualche minuto di anticipo, non è una semplice questione organizzativa. Quel tempo non è tempo morto. È il tempo necessario per entrare gradualmente nel film.
Sono minuti preziosi nei quali si salutano le persone, si ascoltano le conversazioni, si percepisce l'umore generale, si osserva chi è presente e si comincia ad avvertire il tipo di energia che sta prendendo forma. È un processo sottile, quasi impercettibile, ma fondamentale.
Quando invece si arriva all'ultimo momento e si entra nella roda in maniera frettolosa, spesso non si ha il tempo di assorbire tutte quelle componenti non tangibili che preparano interiormente all'esperienza. Si rischia di essere fisicamente presenti ma emotivamente ancora altrove.
Quelle sensazioni invisibili, quei piccoli segnali, quei momenti di osservazione e di ascolto creano dentro di noi un presupposto importante: predispongono la nostra emotività e la nostra ricettività a entrare in connessione con ciò che stiamo vivendo.
La connessione con la roda non nasce nel momento in cui ci si abbassa ai piedi del berimbau. Inizia molto prima. Inizia quando si entra nello spazio, quando si ascolta il suono degli strumenti che vengono accordati, quando si percepisce l'energia delle persone, quando ci si lascia gradualmente coinvolgere dal clima che si sta formando.
Quando si arriva in ritardo e si entra nella roda soltanto per giocare, senza aver avuto il tempo di collegarsi a questo filo invisibile che tiene unite le persone presenti, può accadere che il proprio gioco risulti disanimato, scollegato e meno espressivo. Magari tecnicamente corretto, ma privo di quella profondità che nasce dalla relazione con la roda è molto volte anche non un bel gioco proprio perché agitato e frettoloso.
La bellezza di un gioco non dipende soltanto dai movimenti eseguiti. Dipende dalla qualità della connessione che si crea tra i giocatori, con la musica, con il coro e con l'energia collettiva del momento. Quando questa connessione manca, il gioco rischia di trasformarsi in una successione di movimenti privi di dialogo, come un attore che recita le proprie battute senza conoscere la storia del film in cui si trova.
Lo stesso principio vale anche per l'allenamento, sebbene in una forma diversa.
Arrivare qualche minuto prima, vedere i compagni che si stanno preparando, condividere un saluto, iniziare il riscaldamento con calma, sentire gli strumenti che vengono accordati, percepire l'atmosfera della lezione prima di entrare in aula e iniziare a muoversi, aiuta enormemente la qualità dell'allenamento stesso.
Al contrario, arrivare trafelati e gettarsi immediatamente negli esercizi significa spesso portare nel corpo tutta la fretta, la dispersione e le tensioni accumulate durante la giornata.
Corpo e mente non sono due realtà separate. L'emotività, l'attenzione, lo stato d'animo e la percezione che abbiamo di ciò che ci circonda influenzano profondamente il modo in cui utilizziamo il nostro corpo. Ciò che viviamo nella mente viene continuamente trasferito ai muscoli, alla respirazione, alla coordinazione e alla qualità del movimento.
Per questo la preparazione emotiva e relazionale non è qualcosa di secondario rispetto alla pratica fisica: ne è parte integrante.
La roda e l'allenamento iniziano molto prima del primo movimento.
Iniziano nel modo in cui entriamo nello spazio, nel tempo che ci concediamo per essere presenti, nell'attenzione che dedichiamo alle persone che condividono il percorso con noi e nella disponibilità ad ascoltare ciò che sta accadendo intorno.
Perché la Capoeira non è soltanto una serie di tecniche da eseguire. È un'esperienza da vivere.
E per comprendere davvero questo meraviglioso film che è la roda di Capoeira, bisogna concedersi il tempo di entrare nella storia prima di diventare uno dei protagonisti.
Per approfondire ulteriormente questo tema, vi consiglio anche la lettura del testo intitolato "Stato Emotivo", che esplora il rapporto tra emozioni, percezione e qualità dell'espressione corporea nella pratica della Capoeira.
Cmg

 

Este maravilhoso filme que é a Roda de Capoeira
A roda de Capoeira se parece com um maravilhoso filme que está sempre sendo exibido. Um filme feito de música, relações, emoções, energia, tradição e diálogos expressos através do corpo.
Como todo filme, porém, ele possui uma história, personagens e uma atmosfera que se constroem ao longo do tempo. Quem chega desde o início tem a oportunidade de observar, compreender e se envolver com aquilo que está acontecendo. Quem entra quando o filme já começou corre o risco de ver apenas cenas desconectadas, sem conseguir captar seu significado mais profundo.
Na Capoeira acontece algo muito parecido.
Cada pessoa presente na roda traz consigo uma história, um caráter, uma forma de jogar, de cantar e de se relacionar. Existem cumplicidades, ensinamentos, brincadeiras, desafios, memórias compartilhadas e dinâmicas que foram construídas ao longo de anos de convivência e prática. Tudo isso constitui uma parte invisível da roda, mas nem por isso menos real.
Por esse motivo, chegar no horário e, se possível, alguns minutos antes, não é apenas uma questão de organização. Esse tempo não é tempo perdido. É o tempo necessário para entrar gradualmente no filme.
São minutos preciosos para cumprimentar as pessoas, ouvir as conversas, perceber o clima geral, observar quem está presente e começar a sentir a energia que está se formando. É um processo sutil, quase imperceptível, mas fundamental.
Quando alguém chega no último momento e entra na roda de maneira apressada, muitas vezes não tem tempo para absorver todos aqueles elementos intangíveis que preparam interiormente para a experiência. Corre o risco de estar fisicamente presente, mas emocionalmente ainda em outro lugar.
Essas sensações invisíveis, esses pequenos sinais, esses momentos de observação e escuta criam dentro de nós uma base importante: preparam nossa sensibilidade e nossa receptividade para nos conectarmos com aquilo que estamos vivendo.
A conexão com a roda não começa quando nos abaixamos ao pé do berimbau. Ela começa muito antes. Começa quando entramos no espaço, quando ouvimos o som dos instrumentos sendo afinados, quando percebemos a energia das pessoas e nos deixamos envolver gradualmente pelo ambiente que está sendo construído.
Quando chegamos atrasados e entramos na roda apenas para jogar, sem termos tido tempo para nos conectar a esse fio invisível que une todos os presentes, pode acontecer que nosso jogo se torne sem vida, desconectado e menos expressivo. Talvez tecnicamente correto, mas sem a profundidade que nasce da relação com a roda.
A beleza de um jogo não depende apenas dos movimentos executados. Ela depende da qualidade da conexão criada entre os jogadores, com a música, com o coro e com a energia coletiva daquele momento. Quando essa conexão não existe, o jogo corre o risco de se transformar em uma sequência de movimentos sem diálogo, como um ator que recita suas falas sem conhecer a história do filme do qual faz parte.
O mesmo princípio vale também para o treino, embora de uma forma diferente.
Chegar alguns minutos antes, ver os companheiros se preparando, trocar um cumprimento, iniciar o aquecimento com tranquilidade, ouvir os instrumentos sendo afinados, perceber a atmosfera da aula antes de entrar e começar a se movimentar ajuda enormemente a qualidade do próprio treinamento.
Ao contrário, chegar correndo e se jogar imediatamente nos exercícios significa muitas vezes levar para o corpo toda a pressa, dispersão e tensão acumuladas ao longo do dia.
Corpo e mente não são realidades separadas. As emoções, a atenção, o estado de espírito e a percepção que temos do ambiente influenciam profundamente a forma como utilizamos nosso corpo. Aquilo que vivemos mentalmente é continuamente transferido para os músculos, para a respiração, para a coordenação e para a qualidade do movimento.
Por isso, a preparação emocional e relacional não é algo secundário em relação à prática física: ela faz parte dela.
A roda e o treino começam muito antes do primeiro movimento.
Eles começam na forma como entramos no espaço, no tempo que nos concedemos para estar presentes, na atenção que dedicamos às pessoas que compartilham esse caminho conosco e na disposição para ouvir aquilo que está acontecendo ao nosso redor.
Porque a Capoeira não é apenas um conjunto de técnicas a serem executadas. É uma experiência para ser vivida.
E para compreender verdadeiramente este maravilhoso filme que é a roda de Capoeira, é preciso dar a si mesmo o tempo de entrar na história antes de se tornar um de seus protagonistas.
Para aprofundar ainda mais esse tema, recomendo também a leitura do texto intitulado "Estado Emocional", que explora a relação entre emoções, percepção e qualidade da expressão corporal na prática da Capoeira.
Cmg

 

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La cura delle relazioni

"La cura delle relazioni umane è la sola cosa che davvero ha valore."
Con queste parole ha esordito un mio allievo e amico che sta attraversando un periodo familiare complesso. Una situazione che, in forme diverse, prima o poi tutti ci troveremo ad affrontare. Ed è proprio da questa riflessione che nasce un pensiero che sento importante condividere.
Prendersi cura di una relazione significa anzitutto riconoscere lo sforzo dell'altro. È un gesto nobile, profondamente legato alla gratitudine. I rapporti umani non si costruiscono attraverso grandi eventi occasionali, ma grazie a piccoli gesti quotidiani, attenzioni spesso invisibili agli occhi di chi guarda da fuori.
Che si tratti della famiglia, dell'amicizia, del lavoro o dello sport, la fiducia nasce da una presenza costante. Non sono le azioni eclatanti a fare la differenza, ma la continuità. È come allenarsi: non è un singolo allenamento straordinario a trasformare un atleta, ma la somma di tante sedute, affrontate con impegno e dedizione. Giorno dopo giorno.
Nella capoeira, come in qualsiasi disciplina sportiva, si impara presto che la crescita non dipende solo dalla tecnica. Si cresce grazie alle persone che condividono il cammino con noi: chi ci corregge, chi ci incoraggia, chi ci tende una mano quando siamo in difficoltà. Ogni relazione autentica contribuisce alla nostra evoluzione.
Aver cura di qualcosa significa attribuirle valore. Significa dedicarle tempo, energie e presenza. Significa costruire legami forti.
In fondo, tutti gli interessi, gli sport e le passioni che attraversano la nostra vita sono strumenti che ci permettono di conoscere gli altri e, attraverso gli altri, conoscere meglio noi stessi.
Esistono certamente relazioni superficiali, ed è naturale che sia così. Non possiamo avere legami profondi con tutti. Col tempo, alcune persone prenderanno strade diverse e se ne andranno. Altre, invece, resteranno.
E il restare è una scelta.
Resta chi condivide un progetto comune, non soltanto dal punto di vista professionale, sportivo o educativo. Resta chi vede nel rapporto umano un valore in sé. Resta chi non vive la relazione come un mezzo per ottenere qualcosa, ma come una parte essenziale della propria crescita personale e della propria qualità di vita.
Nella capoeira esiste un'espressione molto significativa: pula moita, "saltare di qua è di là ". Mestre Barrão ne parla in una celebre canzone per descrivere chi passa continuamente da un gruppo all'altro alla ricerca di una graduazione più veloce... "del migliore offerente"senza mai mettere radici. Non si tratta di un giudizio, ma dell'osservazione di una mentalità.
Anche nelle relazioni umane esistono i "pula moita": persone che instaurano rapporti facili e veloci, spesso legati alla convenienza del momento o all'appartenenza a un determinato ambiente sociale. Rapporti che possono durare anni, ma che nascono e finiscono quando viene meno l'interesse che li alimentava.
Tutto può essere utile nella vita e ogni esperienza può insegnare qualcosa. Tuttavia, esiste una differenza profonda tra chi vive le relazioni come opportunità e chi le vive come responsabilità.
Alla fine, le persone non si ricordano di noi per lo status che abbiamo raggiunto, per il ruolo che abbiamo ricoperto o per i vantaggi che siamo riusciti a ottenere.
Ci ricordano per come le abbiamo fatte sentire.
In amore, nell'amicizia, nello sport e nella vita, ciò che lascia il segno è ciò che doniamo con il cuore. Perché il vero patrimonio di un essere umano non è ciò che possiede, ma la qualità dei legami che ha saputo costruire e custodire nel tempo.
Mi sembra un testo che potrebbe funzionare molto bene come riflessione da leggere a fine allenamento o da pubblicare nel gruppo della capoeira, perché lega la crescita tecnica alla crescita umana senza risultare moralista.
Cmg

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Lettera ai Genitori

Cari genitori,
alla vigilia di questo nostro incontro, sento il desiderio sincero di rivolgervi un pensiero che nasce dal cuore.
Affidarci i vostri figli, anche solo per poche ore alla settimana, è per noi un gesto di grande valore. Non è mai qualcosa di scontato. È fiducia. È apertura. È, in qualche modo, un piccolo atto d’amore verso il loro cammino di crescita. E per questo vi siamo profondamente grati.
La Capoeira, forse, agli occhi di molti può apparire come qualcosa di leggero, quasi un contorno rispetto ad altri sport più “definiti”, più legati all’idea di vittoria o sconfitta. E comprendiamo questo sguardo, perché viviamo tutti dentro un mondo che spesso misura il valore con il risultato.
Ma è proprio qui che sentiamo il bisogno di condividere con voi una riflessione importante.
Il fatto che la Capoeira non abbia una gara, non può — e non deve — renderla qualcosa di secondario. Questo è un paradigma che merita di essere messo in discussione. Perché ridurre il valore di un’attività alla presenza di una competizione significa perdere di vista ciò che davvero forma una persona.
Il valore non nasce dalla vittoria o dalla sconfitta.
Nasce dall’impegno.
Se così non fosse, allora nessuno di noi, da adulto, sceglierebbe mai di iniziare qualcosa di nuovo. Non inizieremmo un corso di yoga, né di pilates, né ci metteremmo in gioco in nuove esperienze, relazioni o percorsi. Perché la verità è semplice: nessuno diventerà mai “il massimo esponente” di tutto ciò che fa.
E non è questo il punto.
Non si è il massimo esponente del proprio lavoro, né dell’amicizia, né della propria crescita. Ciò che ci definisce è quanto cuore mettiamo in ciò che facciamo. È la qualità dell’impegno. È la gioia che siamo capaci di trarne.
Oggi, però, ci troviamo davanti a una realtà ancora più delicata.
I bambini vivono giornate piene, spesso colme di attività una dopo l’altra. Non hanno più il tempo di annoiarsi, di fermarsi, di ascoltarsi. E in questo ritmo serrato, quando il tempo sembra non bastare, accade che alcune scelte vengano fatte in modo automatico: si taglia una lezione di Capoeira per andare a calcio, o a basket, o verso ciò che in quel momento appare più “prioritario”.
Non è un’accusa, ma un invito alla consapevolezza.
Perché anche queste poche ore, anche una sola volta alla settimana, hanno un valore profondo. E ancora di più lo hanno momenti come questo evento, che non nasce all’improvviso, ma è stato pensato, costruito e atteso nel tempo. Una data che esiste da un anno, e che merita di essere vissuta con presenza, non con fretta.
La fretta svuota l’esperienza.
La presenza, invece, la riempie di significato.
La Capoeira è uno spazio in cui i bambini possono sperimentare senza la pressione del risultato, dove possono sbagliare senza paura, crescere senza il peso del giudizio, e imparare che il valore di ciò che fanno non dipende da un podio, ma da come scelgono di esserci.
Ma la crescita non ha fretta.
Ha bisogno di tempo. Di attenzione. Di continuità. E ha bisogno anche di voi.
Quando un bambino sente che ciò che fa è importante anche per i suoi genitori, allora quel seme attecchisce davvero.
Il nostro invito, quindi, è semplice: rallentiamo insieme.
Diamo valore a questi momenti. Proteggiamoli. Viviamoli fino in fondo.
Noi continueremo a fare la nostra parte, con dedizione e passione. Ma è solo insieme a voi che questo percorso può diventare davvero completo.
Grazie, ancora, per la fiducia che ci donate.
Con stima Cmg

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L'arte di essere se stessi

La capoeira è l'arte di essere sé stessi.
Educa la mente a concedersi tempo.
Tempo vero, dedicato a sé stessi, lontano dalle urgenze, dagli impegni quotidiani e dal rumore che spesso accompagna le nostre giornate.
In un mondo che ci spinge continuamente a correre, produrre e inseguire obiettivi sempre nuovi, la capoeira insegna il valore della presenza.

Quel momento in cui entri , ascolti , e inizi a muoverti, diventa uno spazio in cui ritrovarti.

Ogni allenamento è un piccolo dono che scegli di fare a te stesso.
Un dono che non produce trasformazioni immediate, ma che lavora in profondità.
Giorno dopo giorno, movimento dopo movimento, la capoeira modella il corpo, la mente e il carattere.
Ti cambia lentamente, quasi senza che tu te ne accorga.
Ma la capoeira è anche una scelta controcorrente.
Viviamo in un'epoca che ci ripete continuamente che abbiamo infinite possibilità, che possiamo essere qualsiasi cosa desideriamo.
È un messaggio affascinante, ma spesso nasconde un rischio: quello di passare tutta la vita a cercare di diventare qualcun altro,indossare il ruolo che la società ci ha appioppato dimenticando di scoprire chi siamo davvero.
(Non sono avvocato ...lo pratico, non sono un dottore lo pratico, questa sovrapposizione di ruoli sta distruggendo il proprio essere)
La capoeira segue una strada diversa.
Non ti promette di trasformarti in un personaggio ideale. Non ti offre maschere dietro cui nasconderti.
Al contrario, ti accompagna verso un incontro sincero con te stesso.
Nella roda emergono le tue paure, le tue qualità, le tue insicurezze e le tue potenzialità.
Non puoi fingere a lungo.
Puoi accettare e giocarci insieme o andare via.
Il tuo corpo racconta la verità prima ancora delle parole. La capoeira toglie molti filtri e molte Sovrastrutture .Ti mette davanti alla realtà delle cose: alla disciplina necessaria per migliorare, ai limiti che devi accettare e alle sfide che devi affrontare.
Per alcuni questo incontro è scomodo.
Perché conoscere sé stessi richiede coraggio. Significa guardare ciò che siamo oggi senza illusioni e senza scuse. La capoeira non giudica, ma non mente.
Ti mostra la strada, e poi lascia a te la scelta: affrontarla oppure allontanarti.
È proprio qui che risiede una delle sue lezioni più profonde.
La crescita non nasce dall'immaginare ciò che potremmo essere, ma dal comprendere pienamente ciò che siamo.
Solo da quella consapevolezza può nascere una trasformazione autentica.
La capoeira accompagna tutte le fasi della vita. Quando sei giovane e pieno di energia, quando affronti responsabilità sempre maggiori, quando il tempo ti regala esperienza e nuove prospettive. Cambiano il corpo, le priorità e le circostanze, ma il percorso continua a offrire occasioni per imparare.
Tuttavia nessuno può compiere questa scelta al posto tuo.
Scegliere la capoeira significa scegliere di esserci.
Esserci per sé stessi, dedicandosi attenzione e cura. Ma significa anche esserci per gli altri, perché la capoeira non vive nell'isolamento.
Vive nell'incontro, nello scambio e nella condivisione.
Nella roda impariamo che il nostro cammino personale acquista valore quando si intreccia con quello degli altri.
Cresciamo grazie a chi ci precede, a chi ci accompagna e a chi muove i primi passi accanto a noi.
Ognuno contribuisce alla forza della comunità e la comunità sostiene il percorso di ciascuno.
Per questo la capoeira non è soltanto una lotta, una danza, un gioco o uno sport.
È una scuola di presenza.
È un esercizio di sincerità.
È la scelta, ogni giorno, di ritagliarsi uno spazio per ascoltarsi e trasformarsi.
E forse il suo insegnamento più prezioso è questo:
il mondo può offrirti mille possibilità su ciò che potresti diventare, ma la capoeira ti invita prima a scoprire chi sei tu!
La capoeira è come la tua ricerca
È sem fim.
Puoi solo decidere di interromperla.
A capoeira é a arte de ser você mesmo.
Ela educa a mente a se conceder tempo.
Tempo verdadeiro, dedicado a si, longe das urgências, dos compromissos do dia a dia e do barulho que muitas vezes acompanha nossas jornadas.
Em um mundo que nos empurra constantemente a correr, produzir e buscar novos objetivos, a capoeira ensina o valor da presença.
Aquele momento em que você entra, escuta e começa a se mover se torna um espaço onde você se reencontra.
Cada treino é um pequeno presente que você escolhe dar a si mesmo.
Um presente que não produz transformações imediatas, mas que trabalha em profundidade.
Dia após dia, movimento após movimento, a capoeira molda o corpo, a mente e o caráter.
Ela te transforma lentamente, quase sem que você perceba.
Mas a capoeira também é uma escolha contracorrente.
Vivemos em uma época que nos repete constantemente que temos infinitas possibilidades, que podemos ser o que quisermos.
É uma mensagem fascinante, mas muitas vezes esconde um risco: o de passar a vida inteira tentando se tornar outra pessoa, vestindo o papel que a sociedade nos impõe, esquecendo de descobrir quem realmente somos.
(Não sou advogado… pratico capoeira. Não sou médico… pratico. Essa sobreposição de papéis está destruindo o próprio ser.)
A capoeira segue um caminho diferente.
Ela não promete te transformar em um personagem ideal. Não oferece máscaras para você se esconder.
Pelo contrário, te conduz a um encontro sincero com você mesmo.
Na roda surgem seus medos, suas qualidades, suas inseguranças e suas potencialidades.
Você não consegue fingir por muito tempo.
Você pode aceitar e jogar com isso, ou simplesmente ir embora.
Seu corpo fala a verdade antes mesmo das palavras. A capoeira tira muitos filtros e muitas estruturas. Ela te coloca diante da realidade das coisas: da disciplina necessária para evoluir, dos limites que você precisa aceitar e dos desafios que precisa enfrentar.
Para alguns, esse encontro é desconfortável.
Porque conhecer a si mesmo exige coragem. Significa olhar para o que somos hoje sem ilusões e sem desculpas. A capoeira não julga, mas também não mente.
Ela mostra o caminho e depois deixa a escolha com você: enfrentar ou se afastar.
É justamente aí que reside uma de suas lições mais profundas.
O crescimento não nasce de imaginar o que poderíamos ser, mas de compreender plenamente quem somos.
Só dessa consciência pode nascer uma transformação verdadeira.
A capoeira acompanha todas as fases da vida. Quando você é jovem e cheio de energia, quando enfrenta responsabilidades cada vez maiores, quando o tempo traz experiência e novas perspectivas. O corpo muda, as prioridades mudam, as circunstâncias mudam, mas o caminho continua oferecendo oportunidades de aprendizado.
No entanto, ninguém pode fazer essa escolha por você.
Escolher a capoeira é escolher estar presente.
Estar presente para si mesmo, dedicando atenção e cuidado. Mas também estar presente para os outros, porque a capoeira não vive no isolamento.
Ela vive no encontro, na troca e na partilha.
Na roda aprendemos que nosso caminho pessoal ganha valor quando se entrelaça com o dos outros.
Crescemos graças a quem veio antes, a quem caminha ao nosso lado e a quem dá seus primeiros passos junto de nós.
Cada um contribui para a força da comunidade, e a comunidade sustenta o caminho de cada um.
Por isso, a capoeira não é apenas uma luta, uma dança, um jogo ou um esporte.
É uma escola de presença.
É um exercício de sinceridade.
É a escolha, todos os dias, de reservar um espaço para se escutar e se transformar.
E talvez seu ensinamento mais precioso seja este:
o mundo pode te oferecer mil possibilidades sobre o que você poderia se tornar, mas a capoeira te convida primeiro a descobrir quem você é.
A capoeira é como uma busca.
Ela é sem fim.
Você só pode decidir interrompê-la

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L'EQUILIBRIO instabile della ginga

L'equilibrio instabile della ginga

Nella capoeira i miglioramenti non nascono da un singolo allenamento straordinario o da un grande evento, ma si costruiscono giorno dopo giorno, attraverso la costanza, la presenza e l’attenzione ai dettagli. È la somma di tanti piccoli allenamenti, apparentemente invisibili, che nel tempo dà forma al progresso reale.
Così accade anche nei rapporti umani. Le relazioni non si rafforzano principalmente grazie a gesti eccezionali, occasioni speciali o promesse solenni del fine settimana, ma nelle piccole cose della quotidianità: un ascolto sincero, una parola gentile, una presenza costante, un gesto di attenzione.
Sono queste azioni ripetute nel tempo a creare fiducia, affetto e legami profondi.
Come nella capoeira, anche nei rapporti è il giorno dopo giorno a fare la differenza.
L’altruismo e l’egoismo rappresentano due modi diversi di abitare il mondo e di incontrare gli altri. L’altruismo, quando è maturo, non è annullamento di sé, ma capacità di comprendere i bisogni altrui senza dimenticare i propri. È equilibrio tra il dare e il ricevere. L’egoismo, invece, quando si chiude solo nel proprio interesse ignorando l’altro, rivela spesso una crescita emotiva incompleta: chi vive soltanto per sé fatica a costruire legami profondi e duraturi.
La vera maturità non consiste nel vivere sempre per gli altri o sempre per sé stessi, ma nel riconoscere che il proprio benessere e quello delle persone che ci circondano sono intrecciati. È una verità che la capoeira conosce bene: la roda vive dell’energia del gruppo, e ogni giocatore cresce non solo per il proprio impegno, ma grazie alla presenza e al contributo degli altri.
Bisogna essere in due, e spesso in molti di più, per costruire qualcosa che abbia davvero significato. Nella capoeira come nella vita, è il confronto che forma. Si cresce tecnicamente, sì, ma soprattutto umanamente ed emotivamente. Si impara ad ascoltare, a rispettare i tempi altrui, a contenere l’ego, a capire quando entrare e quando lasciare spazio.
L’insegnante, gli allievi, i compagni di allenamento e l’intero gruppo non sono contorno: sono parte essenziale del percorso. Nessuno migliora davvero da solo. Ogni traguardo porta con sé, visibili o invisibili, le tracce di molte persone.
Anche il successo individuale acquista senso solo quando esiste una collettività capace di riconoscerlo e condividerlo. Se vivessimo completamente isolati, che valore avrebbero i nostri risultati? Forse è per questo che spesso nasce il bisogno di dire attraverso i social “io ho fatto, io ho raggiunto, io sono arrivato”. Ma quando il bisogno di riconoscimento supera quello di condivisione, il rischio è che il legame con gli altri diventi ricerca di approvazione più che incontro reale.
La capoeira insegna altro. Il gioco si svolge tra due, ma la roda esiste grazie a molti: chi suona, chi canta, chi osserva, chi aspetta il proprio turno. Tutti, anche in silenzio, partecipano alla stessa creazione. Un capoeirista davvero isolato non sta più giocando capoeira: sta solo ripetendo movimenti privi di dialogo. Perché senza l’altro non esiste il gioco, e senza la comunità non esiste la roda.
Lo stesso vale per la vita. Una persona che persegue soltanto i propri obiettivi senza curarsi degli incontri che attraversa rischia di accumulare risultati, ma di svuotare il senso del cammino. Può ottenere riconoscimenti e competenze, ma spesso le sue relazioni diventano funzionali più che autentiche, piene di interesse ma povere di presenza.
La maturità, allora, è comprendere che il proprio valore non diminuisce quando si riconosce quello degli altri, ma cresce. Nessuno si realizza davvero da solo: siamo il risultato delle persone che abbiamo incontrato, *delle mani che ci hanno sostenuto*, delle parole che ci hanno formato.
In questo equilibrio tra dare e ricevere nasce anche una forma di serenità. Chi dà senza mai ricevere si svuota; chi riceve senza mai dare si impoverisce dentro. L’armonia nasce quando i due movimenti convivono come il respiro, che alterna inspirazione ed espirazione senza sforzo.
Come la ginga che per nascere ha avuto bisogno di un dondolio.perpetuo un movimento unico e plurale che ha come punto di equilibrio stabile, la instabilità!
Così è nel gioco della capoeira, dove ogni gesto è dialogo. Così è nel rapporto tra allievo e insegnante, dove uno offre guida e l’altro impegno e soprattutto generosità e gratitudine reciproca. Così è nelle amicizie, che si nutrono di reciprocità, presenza e cura quotidiana.
Molti saranno membri del gruppo, altri alunni altri amici pochi tutte è tre le cose.
Con questi ultimi solo con loro si potranno affrontare percorsi ben più difficili e giochi più duri della capoeira...quelli della Vita.
Forse il segreto dell’autovalorizzazione non è dipendere dall’approvazione altrui né sacrificarsi fino a perdersi, ma riconoscere il proprio valore senza smettere di incontrare quello degli altri. Quando si impara a dare con libertà e a ricevere con gratitudine, il timore del tradimento perde forza: si può essere feriti, ma non distrutti; si può perdere un legame, ma non perdere sé stessi.
Da questa consapevolezza nasce anche la capacità di non farsi carico di ciò che non ci appartiene, soprattutto quando deriva da scelte altrui segnate da distrazione o mancanza di attenzione. Non sempre c’è cattiveria, ma spesso manca la cura. Eppure i rapporti non si rompono all’improvviso: si consumano lentamente, nelle piccole cose quotidiane.
Una parola non detta, un gesto dimenticato, una presenza mancata: sono questi dettagli a nutrire o indebolire un legame. La frase “non ci ho pensato” può essere comprensibile una volta, ma quando diventa abitudine rivela una distanza.
Per questo, a volte, la scelta più saggia è lasciare andare senza rancore. Non per punire, ma per rispettare sé stessi. Perché i legami autentici non hanno bisogno di essere inseguiti: crescono solo dove esiste reciprocità.
Come nella roda: quando uno smette di ascoltare il gioco, l’altro può continuare a lungo, ma non può sostenere da solo l’intero movimento. La capoeira finisce dove finisce il dialogo.
E così, ancora una volta, tutto ritorna a questo: alla necessità dell’altro. Alla verità semplice e profonda che nessun cammino è davvero solitario. Nella capoeira come nella vita, siamo parte di una roda più grande, e solo imparando ad ascoltarla possiamo davvero crescere.
Cmg.
Na capoeira, as melhorias não nascem de um único treino extraordinário ou de um grande evento, mas se constroem dia após dia, através da constância, da presença e da atenção aos detalhes. É a soma de muitos pequenos treinos, aparentemente invisíveis, que com o tempo dá forma ao verdadeiro progresso.
Assim acontece também nos relacionamentos humanos. As relações não se fortalecem principalmente por gestos excepcionais, ocasiões especiais ou promessas de fim de semana, mas nas pequenas coisas do cotidiano: um escutar sincero, uma palavra gentil, uma presença constante, um gesto de atenção. São essas ações repetidas no tempo que criam confiança, afeto e laços profundos. Como na capoeira, também nas relações é o dia após dia que faz a diferença.
O altruísmo e o egoísmo representam dois modos diferentes de habitar o mundo e de se relacionar com os outros. O altruísmo, quando maduro, não é anulação de si mesmo, mas a capacidade de compreender as necessidades do outro sem esquecer as próprias. É o equilíbrio entre dar e receber. O egoísmo, por outro lado, quando se fecha apenas no próprio interesse ignorando o outro, revela muitas vezes uma maturidade emocional ainda incompleta: quem vive apenas para si tem dificuldade em construir vínculos profundos e duradouros.
A verdadeira maturidade não consiste em viver sempre para os outros ou sempre para si mesmo, mas em reconhecer que o próprio bem-estar e o das pessoas ao nosso redor estão entrelaçados. É uma verdade que a capoeira conhece bem: a roda vive da energia do grupo, e cada jogador cresce não apenas pelo próprio esforço, mas graças à presença e à contribuição dos outros.
É preciso ser dois, e muitas vezes muitos mais, para construir algo que tenha verdadeiro significado. Na capoeira como na vida, é o confronto que forma. Cresce-se tecnicamente, sim, mas sobretudo humana e emocionalmente. Aprende-se a escutar, a respeitar o tempo do outro, a conter o ego, a entender quando entrar e quando dar espaço.
O mestre, os alunos, os companheiros de treino e todo o grupo não são coadjuvantes: são parte essencial do caminho. Ninguém melhora verdadeiramente sozinho. Cada conquista traz consigo, visíveis ou invisíveis, as marcas de muitas pessoas.
Até mesmo o sucesso individual só faz sentido quando existe uma coletividade capaz de reconhecê-lo e compartilhá-lo. Se vivêssemos completamente isolados, que valor teriam nossos resultados? Talvez seja por isso que tantas vezes surge a necessidade de dizer “eu fiz, eu consegui, eu cheguei lá”. Mas quando a necessidade de reconhecimento supera a de partilha, o risco é transformar o vínculo com os outros em busca constante de aprovação.
A capoeira ensina outra coisa. O jogo acontece entre dois, mas a roda existe graças a muitos: quem toca, quem canta, quem observa, quem espera sua vez. Todos participam, mesmo em silêncio, da mesma criação. Um capoeirista verdadeiramente isolado já não está jogando capoeira: está apenas repetindo movimentos sem diálogo. Porque sem o outro não existe o jogo, e sem a comunidade não existe a roda.
O mesmo vale para a vida. Uma pessoa que persegue apenas os próprios objetivos sem se importar com os encontros que atravessa pode acumular resultados, mas esvazia o sentido do caminho. Pode conquistar reconhecimento e habilidades, mas muitas vezes seus vínculos se tornam funcionais em vez de autênticos, cheios de interesse e pobres de presença.
A maturidade, então, é compreender que o próprio valor não diminui quando reconhecemos o valor dos outros, mas cresce. Ninguém se realiza verdadeiramente sozinho: somos o resultado das pessoas que encontramos, das mãos que nos sustentaram, das palavras que nos formaram.
Nesse equilíbrio entre dar e receber nasce também uma forma de serenidade. Quem dá sem nunca receber se esvazia; quem recebe sem nunca dar se empobrece por dentro. A harmonia surge quando os dois movimentos convivem como a respiração, que alterna inspiração e expiração sem esforço.
Assim é no jogo da capoeira, onde cada gesto é diálogo. Assim é na relação entre aluno e mestre, onde um oferece orientação e o outro empenho. Assim é nas amizades, que se alimentam de reciprocidade, presença e cuidado diário.
Talvez o segredo da auto-valorização não seja depender da aprovação dos outros nem se sacrificar até se perder, mas reconhecer o próprio valor sem deixar de encontrar o valor dos demais. Quando se aprende a dar com liberdade e a receber com gratidão, o medo da traição perde força: pode-se ser ferido, mas não destruído; pode-se perder um vínculo, mas não a si mesmo.
Dessa consciência nasce também a capacidade de não carregar aquilo que não nos pertence, sobretudo quando vem de escolhas alheias marcadas por distração ou falta de atenção. Nem sempre há maldade, mas muitas vezes falta cuidado. E ainda assim, os relacionamentos não se rompem de repente: eles se desgastam lentamente, nas pequenas coisas do dia a dia.
Uma palavra não dita, um gesto esquecido, uma presença ausente: são esses detalhes que alimentam ou enfraquecem um vínculo. A frase “não pensei nisso” pode ser compreensível uma vez, mas quando se torna hábito revela uma distância.
Por isso, às vezes, a escolha mais sábia é deixar ir sem rancor. Não para punir, mas para respeitar a si mesmo. Porque os laços autênticos não precisam ser perseguidos: eles crescem apenas onde existe reciprocidade.
Como na roda: quando um para de escutar o jogo, o outro pode continuar por um tempo, mas não pode sustentar sozinho todo o movimento. A capoeira termina onde termina o diálogo.
E assim, mais uma vez, tudo retorna a isso: à necessidade do outro. À verdade simples e profunda de que nenhum caminho é realmente solitário. Na capoeira como na vida, somos parte de uma roda maior, e só aprendendo a escutá-la podemos realmente crescer.
Cmg

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La cura delle relazioni

"La cura delle relazioni umane è la sola cosa che davvero ha valore."
Con queste parole ha esordito un mio allievo e amico che sta attraversando un periodo familiare complesso. Una situazione che, in forme diverse, prima o poi tutti ci troveremo ad affrontare. Ed è proprio da questa riflessione che nasce un pensiero che sento importante condividere.
Prendersi cura di una relazione significa anzitutto riconoscere lo sforzo dell'altro. È un gesto nobile, profondamente legato alla gratitudine. I rapporti umani non si costruiscono attraverso grandi eventi occasionali, ma grazie a piccoli gesti quotidiani, attenzioni spesso invisibili agli occhi di chi guarda da fuori.
Che si tratti della famiglia, dell'amicizia, del lavoro o dello sport, la fiducia nasce da una presenza costante. Non sono le azioni eclatanti a fare la differenza, ma la continuità. È come allenarsi: non è un singolo allenamento straordinario a trasformare un atleta, ma la somma di tante sedute, affrontate con impegno e dedizione. Giorno dopo giorno.
Nella capoeira, come in qualsiasi disciplina sportiva, si impara presto che la crescita non dipende solo dalla tecnica. Si cresce grazie alle persone che condividono il cammino con noi: chi ci corregge, chi ci incoraggia, chi ci tende una mano quando siamo in difficoltà. Ogni relazione autentica contribuisce alla nostra evoluzione.
Aver cura di qualcosa significa attribuirle valore. Significa dedicarle tempo, energie e presenza. Significa costruire legami forti.
In fondo, tutti gli interessi, gli sport e le passioni che attraversano la nostra vita sono strumenti che ci permettono di conoscere gli altri e, attraverso gli altri, conoscere meglio noi stessi.
Esistono certamente relazioni superficiali, ed è naturale che sia così. Non possiamo avere legami profondi con tutti. Col tempo, alcune persone prenderanno strade diverse e se ne andranno. Altre, invece, resteranno.
E il restare è una scelta.
Resta chi condivide un progetto comune, non soltanto dal punto di vista professionale, sportivo o educativo. Resta chi vede nel rapporto umano un valore in sé. Resta chi non vive la relazione come un mezzo per ottenere qualcosa, ma come una parte essenziale della propria crescita personale e della propria qualità di vita.
Nella capoeira esiste un'espressione molto significativa: pula moita, "saltare di qua è di là ". Mestre Barrão ne parla in una celebre canzone per descrivere chi passa continuamente da un gruppo all'altro alla ricerca di una graduazione più veloce... "del migliore offerente"senza mai mettere radici. Non si tratta di un giudizio, ma dell'osservazione di una mentalità.
Anche nelle relazioni umane esistono i "pula moita": persone che instaurano rapporti facili e veloci, spesso legati alla convenienza del momento o all'appartenenza a un determinato ambiente sociale. Rapporti che possono durare anni, ma che nascono e finiscono quando viene meno l'interesse che li alimentava.
Tutto può essere utile nella vita e ogni esperienza può insegnare qualcosa. Tuttavia, esiste una differenza profonda tra chi vive le relazioni come opportunità e chi le vive come responsabilità.
Alla fine, le persone non si ricordano di noi per lo status che abbiamo raggiunto, per il ruolo che abbiamo ricoperto o per i vantaggi che siamo riusciti a ottenere.
Ci ricordano per come le abbiamo fatte sentire.
In amore, nell'amicizia, nello sport e nella vita, ciò che lascia il segno è ciò che doniamo con il cuore. Perché il vero patrimonio di un essere umano non è ciò che possiede, ma la qualità dei legami che ha saputo costruire e custodire nel tempo.
Mi sembra un testo che potrebbe funzionare molto bene come riflessione da leggere a fine allenamento o da pubblicare nel gruppo della capoeira, perché lega la crescita tecnica alla crescita umana senza risultare moralista.
Cmg

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Conversa !

La capoeira è un universo di linguaggi intrecciati, visibili e invisibili, udibili e silenziosi. Non è soltanto lotta, né soltanto danza: è dialogo continuo tra corpi, ritmi e intenzioni.

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Solo per Lei

È un ragionamento che non regge, perché nella realtà quasi nessuno, facendo qualsiasi sport o arte nella propria vita, lo fa con l’obiettivo di diventare “chissà chi”. La maggior parte pratica perché sente un benessere, perché si diverte, perché trova un gruppo, perché rompe la routine. Pretendere dalla capoeira una perfezione che non si pretende da nient’altro significa usare la disciplina come scusa per non mettersi davvero in gioco, mantenendo una distanza che protegge dal rischio, dalla crescita e perfino dalla possibilità di scoprire qualcosa di nuovo di sé.

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Fatica e Passione

C’è un momento, nel cammino di chi pratica uno sport con sincerità, in cui il corpo smette di essere un semplice strumento e diventa un compagno di viaggio.

Un compagno che talvolta protesta, si irrigidisce, duole.

È in quel momento che s

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CARI GENITORI!

ffidarci i vostri figli, anche solo per poche ore alla settimana, è per noi un gesto di grande valore. Non è mai qualcosa di scontato. È fiducia. È apertura. È, in qualche modo, un piccolo atto d’amore verso il loro cammino di crescita. E per questo vi siamo profondamente grati.

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La Livella Chiamata Capoeira

Nasciamo tutti nello stesso mondo, un’unica casa sospesa nel tempo, eppure frammentata in mille nomi: nazioni, popoli, regioni. Ogni frammento cerca un’identità, un confine, forse per rendere più comprensibile ciò che il cuore fatica a contenere nella sua immensità. E così ci dividiamo, ci definiamo, ci distinguiamo… ma sotto questa trama sottile resta un’origine comune, una sola terra, un solo respiro.

E poi esiste la capoeira.

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FAI TUTTO PER I TUOI ALLIEVI TRANNE LA LORO PARTE !

Fai tutto per i tuoi allievi, tranne la parte che devono fare loro.

Il valore del legame tra maestro e allievo nelle arti marziali

La relazione tra un insegnante di arti marziali e il suo allievo è qualcosa di unico e irripetibile. Va ben oltre la semplice trasmissione di competenze tecniche: è un legame sacro, fondato sulla fiducia, sul rispetto reciproco

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