In ritardo al Cinema

Questo meraviglioso film che è la Roda di Capoeira
La roda di Capoeira assomiglia a un meraviglioso film che viene proiettato quando una piccola o più ampia comunità si incontra. Un film fatto di musica, relazioni, emozioni, energia, tradizione e dialoghi espressi attraverso il corpo e non solo.
Come ogni film, però, ha una trama, dei protagonisti e un'atmosfera che si costruiscono nel tempo. Chi arriva e si siede dall'inizio ha la possibilità di osservare, comprendere e lasciarsi coinvolgere da ciò che accade. Chi invece entra quando il film è già iniziato rischia di vedere soltanto delle scene scollegate, senza riuscire a coglierne il significato più profondo.
Nella roda di Capoeira accade qualcosa di molto simile.
Ogni persona presente nella roda porta una storia, un carattere, un modo di giocare, di cantare e di relazionarsi. Esistono complicità, insegnamenti, scherzi, sfide, ricordi condivisi e dinamiche che si sono sviluppate nel corso di anni di convivenza e pratica. Tutto questo costituisce una parte invisibile della roda, ma non per questo meno reale.
Per questo motivo arrivare in orario, e possibilmente con qualche minuto di anticipo, non è una semplice questione organizzativa. Quel tempo non è tempo morto. È il tempo necessario per entrare gradualmente nel film.
Sono minuti preziosi nei quali si salutano le persone, si ascoltano le conversazioni, si percepisce l'umore generale, si osserva chi è presente e si comincia ad avvertire il tipo di energia che sta prendendo forma. È un processo sottile, quasi impercettibile, ma fondamentale.
Quando invece si arriva all'ultimo momento e si entra nella roda in maniera frettolosa, spesso non si ha il tempo di assorbire tutte quelle componenti non tangibili che preparano interiormente all'esperienza. Si rischia di essere fisicamente presenti ma emotivamente ancora altrove.
Quelle sensazioni invisibili, quei piccoli segnali, quei momenti di osservazione e di ascolto creano dentro di noi un presupposto importante: predispongono la nostra emotività e la nostra ricettività a entrare in connessione con ciò che stiamo vivendo.
La connessione con la roda non nasce nel momento in cui ci si abbassa ai piedi del berimbau. Inizia molto prima. Inizia quando si entra nello spazio, quando si ascolta il suono degli strumenti che vengono accordati, quando si percepisce l'energia delle persone, quando ci si lascia gradualmente coinvolgere dal clima che si sta formando.
Quando si arriva in ritardo e si entra nella roda soltanto per giocare, senza aver avuto il tempo di collegarsi a questo filo invisibile che tiene unite le persone presenti, può accadere che il proprio gioco risulti disanimato, scollegato e meno espressivo. Magari tecnicamente corretto, ma privo di quella profondità che nasce dalla relazione con la roda è molto volte anche non un bel gioco proprio perché agitato e frettoloso.
La bellezza di un gioco non dipende soltanto dai movimenti eseguiti. Dipende dalla qualità della connessione che si crea tra i giocatori, con la musica, con il coro e con l'energia collettiva del momento. Quando questa connessione manca, il gioco rischia di trasformarsi in una successione di movimenti privi di dialogo, come un attore che recita le proprie battute senza conoscere la storia del film in cui si trova.
Lo stesso principio vale anche per l'allenamento, sebbene in una forma diversa.
Arrivare qualche minuto prima, vedere i compagni che si stanno preparando, condividere un saluto, iniziare il riscaldamento con calma, sentire gli strumenti che vengono accordati, percepire l'atmosfera della lezione prima di entrare in aula e iniziare a muoversi, aiuta enormemente la qualità dell'allenamento stesso.
Al contrario, arrivare trafelati e gettarsi immediatamente negli esercizi significa spesso portare nel corpo tutta la fretta, la dispersione e le tensioni accumulate durante la giornata.
Corpo e mente non sono due realtà separate. L'emotività, l'attenzione, lo stato d'animo e la percezione che abbiamo di ciò che ci circonda influenzano profondamente il modo in cui utilizziamo il nostro corpo. Ciò che viviamo nella mente viene continuamente trasferito ai muscoli, alla respirazione, alla coordinazione e alla qualità del movimento.
Per questo la preparazione emotiva e relazionale non è qualcosa di secondario rispetto alla pratica fisica: ne è parte integrante.
La roda e l'allenamento iniziano molto prima del primo movimento.
Iniziano nel modo in cui entriamo nello spazio, nel tempo che ci concediamo per essere presenti, nell'attenzione che dedichiamo alle persone che condividono il percorso con noi e nella disponibilità ad ascoltare ciò che sta accadendo intorno.
Perché la Capoeira non è soltanto una serie di tecniche da eseguire. È un'esperienza da vivere.
E per comprendere davvero questo meraviglioso film che è la roda di Capoeira, bisogna concedersi il tempo di entrare nella storia prima di diventare uno dei protagonisti.
Per approfondire ulteriormente questo tema, vi consiglio anche la lettura del testo intitolato "Stato Emotivo", che esplora il rapporto tra emozioni, percezione e qualità dell'espressione corporea nella pratica della Capoeira.
Cmg

 

Este maravilhoso filme que é a Roda de Capoeira
A roda de Capoeira se parece com um maravilhoso filme que está sempre sendo exibido. Um filme feito de música, relações, emoções, energia, tradição e diálogos expressos através do corpo.
Como todo filme, porém, ele possui uma história, personagens e uma atmosfera que se constroem ao longo do tempo. Quem chega desde o início tem a oportunidade de observar, compreender e se envolver com aquilo que está acontecendo. Quem entra quando o filme já começou corre o risco de ver apenas cenas desconectadas, sem conseguir captar seu significado mais profundo.
Na Capoeira acontece algo muito parecido.
Cada pessoa presente na roda traz consigo uma história, um caráter, uma forma de jogar, de cantar e de se relacionar. Existem cumplicidades, ensinamentos, brincadeiras, desafios, memórias compartilhadas e dinâmicas que foram construídas ao longo de anos de convivência e prática. Tudo isso constitui uma parte invisível da roda, mas nem por isso menos real.
Por esse motivo, chegar no horário e, se possível, alguns minutos antes, não é apenas uma questão de organização. Esse tempo não é tempo perdido. É o tempo necessário para entrar gradualmente no filme.
São minutos preciosos para cumprimentar as pessoas, ouvir as conversas, perceber o clima geral, observar quem está presente e começar a sentir a energia que está se formando. É um processo sutil, quase imperceptível, mas fundamental.
Quando alguém chega no último momento e entra na roda de maneira apressada, muitas vezes não tem tempo para absorver todos aqueles elementos intangíveis que preparam interiormente para a experiência. Corre o risco de estar fisicamente presente, mas emocionalmente ainda em outro lugar.
Essas sensações invisíveis, esses pequenos sinais, esses momentos de observação e escuta criam dentro de nós uma base importante: preparam nossa sensibilidade e nossa receptividade para nos conectarmos com aquilo que estamos vivendo.
A conexão com a roda não começa quando nos abaixamos ao pé do berimbau. Ela começa muito antes. Começa quando entramos no espaço, quando ouvimos o som dos instrumentos sendo afinados, quando percebemos a energia das pessoas e nos deixamos envolver gradualmente pelo ambiente que está sendo construído.
Quando chegamos atrasados e entramos na roda apenas para jogar, sem termos tido tempo para nos conectar a esse fio invisível que une todos os presentes, pode acontecer que nosso jogo se torne sem vida, desconectado e menos expressivo. Talvez tecnicamente correto, mas sem a profundidade que nasce da relação com a roda.
A beleza de um jogo não depende apenas dos movimentos executados. Ela depende da qualidade da conexão criada entre os jogadores, com a música, com o coro e com a energia coletiva daquele momento. Quando essa conexão não existe, o jogo corre o risco de se transformar em uma sequência de movimentos sem diálogo, como um ator que recita suas falas sem conhecer a história do filme do qual faz parte.
O mesmo princípio vale também para o treino, embora de uma forma diferente.
Chegar alguns minutos antes, ver os companheiros se preparando, trocar um cumprimento, iniciar o aquecimento com tranquilidade, ouvir os instrumentos sendo afinados, perceber a atmosfera da aula antes de entrar e começar a se movimentar ajuda enormemente a qualidade do próprio treinamento.
Ao contrário, chegar correndo e se jogar imediatamente nos exercícios significa muitas vezes levar para o corpo toda a pressa, dispersão e tensão acumuladas ao longo do dia.
Corpo e mente não são realidades separadas. As emoções, a atenção, o estado de espírito e a percepção que temos do ambiente influenciam profundamente a forma como utilizamos nosso corpo. Aquilo que vivemos mentalmente é continuamente transferido para os músculos, para a respiração, para a coordenação e para a qualidade do movimento.
Por isso, a preparação emocional e relacional não é algo secundário em relação à prática física: ela faz parte dela.
A roda e o treino começam muito antes do primeiro movimento.
Eles começam na forma como entramos no espaço, no tempo que nos concedemos para estar presentes, na atenção que dedicamos às pessoas que compartilham esse caminho conosco e na disposição para ouvir aquilo que está acontecendo ao nosso redor.
Porque a Capoeira não é apenas um conjunto de técnicas a serem executadas. É uma experiência para ser vivida.
E para compreender verdadeiramente este maravilhoso filme que é a roda de Capoeira, é preciso dar a si mesmo o tempo de entrar na história antes de se tornar um de seus protagonistas.
Para aprofundar ainda mais esse tema, recomendo também a leitura do texto intitulado "Estado Emocional", que explora a relação entre emoções, percepção e qualidade da expressão corporal na prática da Capoeira.
Cmg

 

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