La Livella Chiamata Capoeira

Nasciamo tutti nello stesso mondo, un’unica casa sospesa nel tempo, eppure frammentata in mille nomi: nazioni, popoli, regioni. Ogni frammento cerca un’identità, un confine, forse per rendere più comprensibile ciò che il cuore fatica a contenere nella sua immensità. E così ci dividiamo, ci definiamo, ci distinguiamo… ma sotto questa trama sottile resta un’origine comune, una sola terra, un solo respiro.

E poi esiste la capoeira.

Nasciamo tutti nello stesso mondo, un’unica casa sospesa nel tempo, eppure frammentata in mille nomi: nazioni, popoli, regioni. Ogni frammento cerca un’identità, un confine, forse per rendere più comprensibile ciò che il cuore fatica a contenere nella sua immensità. E così ci dividiamo, ci definiamo, ci distinguiamo… ma sotto questa trama sottile resta un’origine comune, una sola terra, un solo respiro.

E poi esiste la capoeira.

La capoeira è un filo invisibile che ricuce ciò che il mondo ha separato. È un linguaggio senza frontiere, un ritmo che non chiede passaporti. Come un livellatore silenzioso, unisce senza cancellare, accoglie senza uniformare. Nasce in Brasile, sì, ma le sue radici affondano più lontano: nei canti africani, nei passi degli indigeni, nelle influenze dei colonizzatori europei. È figlia di popoli diversi, spesso rivali, che nel dolore e nella lotta per la libertà trovarono un punto d’incontro, un rituale comune.

Ed è proprio questo il suo dono più grande: non chiederti da dove vieni, ma come ti poni nei confronti della capoeira.

Non è una questione di appartenenza geografica, ma di appartenenza spirituale. Non importa essere nati in Brasile, in Sud America, in Giappone o altrove. Ciò che conta è il modo in cui si vive la capoeira, il rispetto che le si dedica, la cura con cui la si custodisce.

Perché la capoeira è come un figlio: non è solo di chi l’ha generata, ma sopprattutto di chi la cresce.

È di chi la protegge, di chi la diffonde con amore, di chi la onora nei momenti di gioia e in quelli di smarrimento. È medicina e guida, danza e lotta, disciplina e libertà.

Molti trovano la propria strada in altre arti, in altre passioni. Io l’ho trovata nella capoeira. E in essa ho trovato non solo un’arte, ma una casa. Un luogo dove le differenze si dissolvono e resta soltanto ciò che siamo davvero: esseri umani in cerca di connessione, di senso, di verità.

E nella roda, per un istante eterno, tutto questo diventa reale.

Contramestre Gianluca

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